mercoledì 8 febbraio 2017

Resident Evil 7 o... "La Casa 8"? La Casa 8.

"Samara Morgan" qui? Mah...

Qualcuno già diceva che questo è un blog di (aspra) critica videoludica... Ed in effetti dopo più articoli fatti su tale media, qualcuno potrebbe aver ragione, ma non è così.
Diciamo che al momento ci sono più articoli legati ai gioìni elettronisci, vero, ma il blog esplora a 360 gradi le magagne del mondo nerd, quindi potrebbe arrivarne qualcuno pure sui telefilm (serie TV è troppo di moda) supereroici, per dire.

Intanto, per la fortunata serie "Mandiamo a Puttane le Cose", parliamo ancora di videogiochi tirando fuori il caso-umano- Resident Evil 7 visto a mente lucida.

Il settimo Resident Evil è il chiaro esempio di quando una serie storica va a farsi fottere, per lasciare spazio ad un suo surrogato con lo stesso nome ma, di fatto, meno affascinante, più banale, più inutile ecc.ecc.

La cosa divertente è che a me tale saga ha sempre fatto schifo, non tanto per gli zombie infetti che son roba da lavarsi con l'Amuchina solo a palarne, ma perchè non hanno mai avuto troppa attrattiva su di me le avventure degli agenti S.T.A.R.S. (ma si può dare un nome più cretino ad un'organizzazione militare?) contro la malvagia Umbrella (ma si può dare un nome più cretino ad un'organizzazione criminale?), che appunto crea virus mutageni che danno origine a zombie e abomini di ogni genere.

Ma questi sono gusti miei, comunque di sicuro una certa identità che mescolava horror da B-movie, fantascienza ed azione, con tanto di figure ricorrenti, ce l'aveva.
Sì dai... ce l'aveva. Militari che sparano ai mutanti\zombie. Facile!


Ora invece no, o meglio Resident Evil 7 no.

Lo si può intuire già dalla copertina con "bambina di The Ring" annessa, che stavolta tale titolo l'han messo per vendere copie, infatti ora non ci sono né agenti STARS, né mega corporazioni (se non in qualche trafiletto invisibile) e nemmeno zombie\mutanti pittoreschi come ci si ricordava... Sì insomma, manca il materiale originale che ha reso famosa la saga, che ha fatto costruire su di lei un bordello di film, apparizioni in altri giochi (Marvel vs Capcom), che faceva innamorare le pischelle di Leon Kennedy (presente il poliziottino col taglio alla Di Caprio dei bei tempi? Lui).

'Sta roba, che da adesso chiamerò "La Casa 8" perchè indegna di chiamarsi Resident Evil, è completamente diversa dalle origini, come ambientazione e personaggi in particolare. Anche se qualcuno parlava di "ritorno alle origini"... E lì sta il controsenso.

Qui ci troviamo nella banalissima ambientazione da film horror dozzinale, quelli dove c'è la SOLITA casaccia inquietante americana, con la famiglia di psicopatici all'interno e qualche essere strano in giro che nasconde segreti scioccanti. Un po' Non Aprite Quella Porta (se fossi Tobe Hooper mi offenderei), un po' Sinister, un po' Amityville, un po' tutto il cliché da film dell'orrore che in questi casi si poteva lasciare dove stava.
Ma si prende spunto pure dal rivale Silent Hill per luoghi fatiscenti ed angusti, con tanto di vecchia in sedia a rotelle...E si copia ancora più spudoratamente da tutti quei giochi horror in prima persona usciti fra la scorsa e l'attuale generazione.
Ops... Ho un déjà-vu, chissà perché...

Quindi, così a mente fredda, c'era veramente bisogno di fanculizzare tutto ciò che è stato Resident per creare questo miscuglio senza identità?
Per quanto non sia fan, per quanto a mio avviso la saga poteva pure morire nel '96, direi di no.

Ma la cosa curiosa è che al pubblico sta scialba opera Capcom (che ultimamente di scialberie se ne intende) è piaciuta! Si leggono buone critiche e buoni voti, persino fans contenti di questo filmetto interattivo in prima persona (visuale per'altro strana per un R.E.) che ha in parte ucciso la loro serie.

Vero che, secondo la fanbase, gli ultimi Residents avevano perso lo smalto perchè diventati troppo action (cosa evidentemente "GRAVISSIMA", boh)... Ma almeno erano in linea come personaggi e setting con i primi capitoli, quindi il problema era proprio da pignoli.
Mentre qui il problema è più grosso di una semplice "piega action", perchè sembra proprio un'altra serie a se stante, per quanto survival e MOLTO horror sia.
Appunto, 'azzo c'entra lo san solo loro.
Davvero la fanbase storica è stata disposta a passar sopra ad un cambiamento così radicale da quasi cancellare personaggi e quant'altro, per avere un gioco di -presunta- qualità tecnica?
Pare di sì.
Ma allora facevano proprio pena sia gli agenti STARS, che i vari Nemesis, Lickers, Hunk, Tofu, Wesker e gentaglia varia...
Eppure no, o meglio, a me sì... Ma commercialmente parlando no.
Ci hanno fatto videogiochi dal '96, film, libri e media di ogni tipo sul mondo originario di R.E. Perchè piantarla lì adesso in favore di questi illustri sconosciuti da cinemino del sabato sera?
Questo ERA Resident Evil.
Si sa che questi nuovi protagonisti dell'ultimo minuto, ovvero il generico marito che va a cercare la moglie e bla bla, lasciano il tempo che trovano... E che nessuno li vorrà per un """ottavo""" capitolo come fu per Leon, Jill, Chris Redfield e via dicendo, senza contare che pure di cattivi degni di nota come era stato Wesker al tempo, qui non ve n'è.

Quindi eccoci di fronte al classico giochetto che, pur appartenendo ad una serie storica (almeno per il nome), ammicca a diventare una nuova IP senza identità, di quelle sponsorizzate di brutto... Con però quei personaggi che si dimenticano dopo due mesi, dei quali ne facciamo volentieri a meno perchè tanto è roba volutamente "né carne né pesce".
Quel "7" messo lì così è un pugno nell'occhio, sì, se non si fosse chiamato Resident Evil e non avesse continuato la sua numerazione, niente c'era... Sarebbe stato uno dei tanti survival horror in prima persona che passava inosservato, ma ahimè quel titolo noto rovina tutto (e gli da più cassa del normale).

In soldoni, quindi, a cosa serve una produzione del genere che sfrutta un nome noto?
A dare utilità la periferica Sony per la realtà virtuale, almeno in questo caso.

Eh già.

lunedì 28 novembre 2016

Final Fantasy XV... 15 volte più emo-gay.


Come si potrebbe sapere (ma anche no, se non volete farvi del male), è uscito il nuovo capitolo della longeva sega saga di Final Fantasy, il 15 per esattezza... Che fa della chiara identità sessuale dei protagonisti il suo punto di forza (come al solito).

Uomini che sembrano donne, spogliarellisti cubani da balera, tizi pittati come al Cocoricò e coglioni coi ciuffi stirati, vi aspettano in questa avventura dove prenderete il controllo dell'efebico Noctis Caleum (che nome di merda) ed interagirete con la sua cricca di "emostronzi" da boy band J-Pop, in un mondo semi reale ma non troppo (alla faccia del "fantasy").
E "che chiulo" oserei dire!

Ricordiamo che la collector's edition contiene, oltre al disco del gioco, un tubetto di Preparazione H, un vinile dei Tokyo Hotel, una piastra per stirare i capelli firmata Square Enix... E questo poster:
Tutto a soli 160 Euro, un offerta da "prendere" al volo.


Vabè si è capito, Final Fantasy è una di quelle serie che mi sta sulle palle da 20 anni, dal giorno che su ConsoleMania (un giornale gestito da scimmie urlatrici) del '97 vidi elogiare un certo Final Fantasy 7, nel quale troneggiava un cosetto d'età indefinita, alto un metro e mezzo, con uno spadone da 3 quintali (Cloud Stryfe), insieme alla sua compagnia di sfigati dai nomi assurdi: una certa Tifa (che adora "fare il tifo e giocare a FIFA"), o un certo Sepiroth, che era maschio anche se non lo capiva manco lui.

venerdì 19 febbraio 2016

Street Fighter 5: la consacrazione di una mentalità di merda.

Ken ha la tipica espressione di chi ha mangiato delle feci (o di chi è stato inserito in SF5 )

Street Fighter, il famoso "Re" dei picchiaduro (per chi ci crede) è arrivato al quinto capitolo... E vaffanculo: è un gioco rilasciato a spizzichi.

Se la cosa fosse stata relegata al solo Killer Instinct "3" si sarebbe potuto soprassedere, dopotutto costui è partito in DD sin dall'inizio, su una console poco fortunata e con un budget di realizzazione basso, indi non mi sembra il caso di sparare sulla Croce Rossa.
Ma qui stiamo parlando di Capcom (major che ha pure venduto il culo alla Sony) e di un gioco nato retail: la situazione cambia.

Che l'Online tirando tirando avrebbe portato alle peggio cose dal punto di vista della distribuzione, lo si sospettava (la gente nega ma è così)... E che la Capcom fosse una merda alla fine lo sapevamo un po' tutti. Che però fosse così merda da rilasciare una "demo" da 70 euronzi, ancora no.

Ma andiamo per gradi nello spiegare il perchè di questa shitstorm, non necessariamente rivolta al gioco... Bensì più ai produttori e, soprattutto, alla gente che difende questo modus operandi in voga da quando le console si possono connettere alla rete.

Diciamolo subito, la colpa di questo sfacelo è dei grandi fruitori del gaming online, eh sì...

martedì 10 novembre 2015

Mortal Kombat scavalca la concorrenza... Ma in Italia si preferisce leccare i piedi sporchi di Ryu...

E altro che Peppe Fetish.

Vabbè, qui proprio mi tocca dirlo...
A grande richiesta, parliamo di Mortal Kombat.

E inizierò a parlarne spammando la TESI DI SUPERIORITÁ SU MK .
 http://www.mortalkombataddicted.it/2013/08/tesi-di-superiorita-perche-mortal.html
L'unico articolo che fa capire perchè Mortal Kombat è una spanna sopra ai picchiaduro concorrenti (gusti a parte, su quelli non si discute), basandosi su prove oggettive che qualsiasi persona ATTENTA dovrebbe cogliere.

Scritto per MK Addicted nell'Agosto 2013, con la bellezza di 800 visite (mica pizza e fichi) nelle sole prime 2 settimane, tal sermone serve a spiegare tutto ciò che rende MK lo Star Wars dei Fighting Games: dal suo universo narrativo più curato dei rivali, al gameplay che se ne frega di imitare i Jappi, eccetera eccetera... Insomma, una lettura che potrebbe far evitare a molti "radical chic shit" di passare per ignoranti quando parlano di questa bella saga "ammerragana".

Infatti...

lunedì 19 ottobre 2015

TAV Torino-Lione: la libertà di parola non esiste, nemmeno contro alle cazzate.


Questo articolo è un po' atipico per un blog fondato sul nerding dilettevole più totale, in quanto tocca un argomento decisamente serioso: la TAV Torino-Lione.
Per chi non lo sapesse (vergogna), quella futura linea ferroviaria ad alta velocità che, a fine progetto, dovrebbe portare da Torino a Lione passando per la Val di Susa e via dicendo... cosa che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, vista la sua notorietà.

Ciò che invece lascia perplessi ed avrebbe bisogno di spiegazioni, è la demenziale proposta di condanna penale ricevuta dallo scrittore Erri De Luca, dopo che (giustamente) diede contro alla TAV dicendo che inquina l'ambiente e che, quindi, VA SABOTATA.
Forse il "sabotata" è stato un termine sbagliato, visto che qualche cagacazzo ne ha approfittato per dire che lo scrittore inneggia a certi atti vandalici che ben conosciamo, ma la sua in ogni caso rimane un'opinione legittima.

Adesso manca la libertà di parola? Evidentemente sì...

venerdì 11 settembre 2015

Manga e Anime: rovina di editoria ed animazione occidentale.


Sembra che leggere fumetti e guardare cartoni animati, non esista più... mentre esiste il "leggere Manga" e "guardare Anime".
Cosa sono i Manga e gli Anime? Non serve una spiegazione, perchè tanto chi leggerà questa arringa lo sa: sono i fumetti e i cartoni rigorosamente giapponesi.
Fra la gioventù italiana (che comunque va fino a 34 anni) e non, vanno parecchio, molto più del materiale prodotto in occidente.
Sembra strano, ma se c'è una cosa in cui siamo bravi noi italiani è avere poca, anzi, pochissima stima della nostra produzione; anzi, sembra proprio che la produzione nostrana legata a fumetti ed affini sia snobbata, parzialmente derisa e sempre meno considerata, soprattutto dalle nuove generazioni.

Seguire opere giapponesi fa indubbiamente figo: se un adulto guarda CARTONI ANIMATI o legge FUMETTI, diciamocelo, è visto come un mezzo bambinone, se invece lo stesso adulto guarda ANIME e legge MANGA allora va bene, è "assunto".
Non si sa per quale perverso motivo queste giapponeserie siano diventate un fenomeno di costume sì tanto ampio, forse per il termine: "Anime e Manga" - nome esotico che fa un certo effetto-  mentre "Fumetti e cartoni animati" bah, forse fa asilo (massimo scuola media).
In ogni caso, il termine "americanata" è largamente condiviso, mentre il termine "giapponesata" no.

Se vuoi sbancare nel campo dell'arte sequenziale o dell'animazione, quindi, devi ispirarti al Giappone (per chi non lo sapesse, quel posto dove un tempo c'erano i Samurai, mentre adesso ci sono i distributori di mutandine usate per annusatori compulsivi) e, anche senza dati di statistici, si può capire che Manga & Anime funzionano di più:

- Nelle fiere di fumetto il 70 % dei cosplayers è ispirato da figure provenienti da manga\anime o videogiochi affini.

sabato 25 aprile 2015

Il Rap che fa "girare l'economia": ma che è 'stamerda?


Mi faccio chiamare Rapper Nero, mea culpa.
Qualcuno può pensare che io ami l'Hip Hop, ormai identificato massivamente (guardando l'attiva maggioranza, sia chiaro) con quello "stile di vita" fortemente musicalizzato a base di donnine, macchinoni, "bling bling" e cazzate in rima.

No, quella roba mi ha sempre fatto cagare, tanto per chiarire.

Purtroppo il nickname Rapper Nero ha un suo significato un po' complicato, ma voi direte: chissenefrega, infatti su questo non mi dilungo.

Quello su cui invece mi dilungherò, è che questi nuovi rappers (italiani e non) che, peggio dei "cuochi star", nascono come foruncoli alimentando la moda del cosiddetto "finto rap",  hanno rotto i coglioni, perchè il loro semplicmente non è rap: è merda.

venerdì 4 aprile 2014

Canone RAI: la tassa più cretina e la petizione per abolirla...


 E rieccoci a parlare della tassa più cretina d'Italia: il Canone Rai.

Ogni anno è giusto parlarne per aprire gli occhi su questa legge truffaldina; sicuramente, avrete visto nei mesi scorsi i DEMENZIALI spot per far pagare il canone, spot (stupidi) con discreti effetti speciali e ovviamente un certo costo, un costo coperto con i soldi dei nostri pagamenti.

E come non dimenticare la pubblicità che va tutt'ora in onda: "Siate ritardatari, non evasori" ?
Da sbellicarsi a vedere tanta sfacciataggine, quindi, alla "mamma degli italiani" direi:

lunedì 6 gennaio 2014

Gamers competitivi: quando l'arte videoludica è distrutta dagli stessi videogiocatori


Apro una parentesi su questo scomodo argomento dopo essermi scontrato con una pessima mentalità che si insinua nel mondo dei videogames: la mentalità competitiva.

Ormai questo modo di approcciarsi al videogioco sta quasi ovunque, tolte le simulazioni sportive dove è accettabile (essendo appunto simulazioni sportive), in generi come lo “Sparatutto” o il “Picchiaduro”, la competitività sta andando troppo di moda, ofuscando il senso artistico e spensieratamente ludico di certe opere (perché così andrebbero chiamati i videogiochi: “opere d’arte interattiva”)

Il Gamer (termine nocivo perché vuol dire “giocatore” e, se il videogioco appunto è arte, il termine “giocatore” lo sminuisce a passatempo, o peggio… a “perditempo”; ammiccando  giocatore di slot, al giocatore d’azzardo... oppure al bambino che gioca coi giocattoli) vergognandosi dell’appellativo di bambinone che gli viene dato dal "popolino", cerca di dare un senso alla sua passione travisandola, facendola diventare uno pseudo sport; soprattutto passati i 23 anni… ma anche per darsi un certo tono passati i 15.
Perché è più “maturo” dire di videogiocare in modo tecnico, come se fosse un'attività semi sportiva con scopo preciso; è una cosa difficile, cervellotica, che richiede un folle allenamento; un po’ diverso dall’apprezzare un titolo non solo perché appagante da giocare, ma perché ti piace un po’ per il contesto, per i personaggi, per la grafica, ecc… insomma, per i suoi parametri artistici (dato che essendo il videogioco non riconosciuto solitamente come arte, passi per fesso se guardi anche questo al di fuori di un GDR). 
Non sto insultando chi si applica con queste cose, badate bene,  io sono il primo che ESIGE un buon gameplay, dato che passo ore a studiarmi le lise mosse\combo dei vari fighting games; ma il discorso è un altro.

Il giocatore competitivo distrugge l’arte videoludica… perché dà importanza SOLO ad aspetti meccanici che in parte abbassano questo tipo di estro.

domenica 8 dicembre 2013

GTA V : il simulatore di porcherie più venduto nel mondo



Ebbene, in questo articolo voglio essere non solo retorico, ma anche bacchettone, evangelizzatore, buonista, di strette vedute e pure banalotto… dirò quello che Famiglia Cristiana si è vergognata di esporre (ma che sottosotto pensa) e che Studio Aperto dice passando appunto per... “Studio Aperto” (ma sottosotto un po’ha ragione, almeno quando parla male di GTA); perché questo è un dato di fatto: fare porcherie piace a tutti… e GTA permette di assaporare leggermente il brivido della porcheria senza conseguenze.

lunedì 7 ottobre 2013

Sessi ambigui, lolite da combattimento e bambini “pucciosi”: alcune caratteristiche DISCUTIBILI del picchiaduro made in Japan


Premetto di non voler sembrare omofobo, sessista, gretto o razzista (mai lo sarò)… Ma torno a parlare di picchiaduro e soprattutto, di una particolare caratteristica che affligge molti esponenti del genere prodotti nel Sol Levante.

Si potrebbe pensare che un gioco di combattimento dovrebbe avere dentro personaggi che esprimano possenza fisica, distruzione, eroismo esplicito… beh… in Giappone non lo pensano proprio.

Il fighting game giapponese è solitamente pieno di personalità che in un contesto di conflitti risolti con l’uso di calci e pugni, stonano parecchio: giovani modaioli, bambinette “carucce”, adolescenti dal sesso confuso, scolari e scolarette che per un motivo o per l’altro… amano pigliarsi a cazzotti.

Ci si chiede perché, o meglio… mi chiedo perché, ma titoli come Arcana Heart, Melty Blood, Persona 4 Arena, Under Night in Birth, King of Fighters, Blazblue, Guilty Gear e moltissimi altri meno recenti (esempio Power Instinct )…persino quelli non eccessivamente “otaku oriented” tipo Tekken, Street Fighter o Soul Calibur… ogni tanto ci fanno scappare dentro la scolaretta tenerosa, oppure un “baldo giovine” dai tratti effemminati.

Basta pensare a Sakura, o peggio Karin… oppure il grezzissimo Siegfried (detto anche Nightmare), che ha rischiato in Solul Calibur 3 di diventare più una “bella bionda” ... piuttosto che un barbaro bruto e cazzuto (non parlo di Lars di Tekken  ).

Sarà colpa dello stile manga e di certi manga, sarà colpa che i giapponesi son fatti così…. Ma se vediamo che una "cosa" come questa:

martedì 10 settembre 2013

L'ONLINE NEI VIDEOGIOCHI: IL MALE


Ebbene, mi appresterò a mettere una volta per tutte sul "bloggone" quello che ho detto in svariati post di forum ormai andati perduti.

L’Online nei videogiuochi (in particolare per console) è il male.

Perché è il male? Perché mette barriere, crea competizione inutile, condiziona la vita e distrugge il videogioco inteso come arte.

Ma andiamo in ordine: fino a circa 8 anni fa, l’Ollain nelle console era una cosa di nicchia; con qualche titolo era possibile connettersi in rete, ma lo facevano in pochi…. Passava inosservato e non era certo la “punta di diamante” come adesso.


*Sfida a tutti i costi, perché mi sento più figo\a


Infatti ora le cose son diverse, molto diverse (schifosamente diverse)… se qualcuno chiede un parere su un titolo, stiamo certi che la domanda è quasi sempre : ‘oh ma l’online com’è?’, ‘oh ma lagga?’ e altre cose simili.
Eh si, perché l’Ollain ha sviluppato nell’ingenuo acquirente una perversa coscienza sociale, basata sul’apparire e sul dimostrare qualcosa alla comunità dei ‘gamer’ (perché ormai si chiamano tristemente così).

giovedì 18 luglio 2013

Supereroi: finita l'era della "mutanda" sopra ai pantaloni.



Ebbene, anche sul grande schermo, Superman ha imparato a vestirsi!
Dopo un'ottantina di anni che svolazza belbello mostrando uno slip sopra ai pantaloni (è alieno... viene da Krypton, bisogna avere pazienza ), pare aver imparato che le mutande stanno SOTTO ai pantaloni.

Ok diciamolo... nei fumetti questo giusto cambio di look è avvenuto già da qualche tempo, con il "rilancio" delle testate DC Comics che ha coinvolto anche altri amici del “Superuomo dal costume di dubbio gusto”, Batman in primis (vai a capirli 'sti milionari).
Il rilancio, oltre ad aver aggiornato lo status quo dei protagonisti, ha anche modificato i costumi rendendoli più attuali, pur mantenendo le caratteristiche originarie.
Non poteva essere fatto prima?

martedì 16 luglio 2013

Zombie nei videogiochi: delle "marce idee" nella testa di produttori a corto d'immaginazione

Ciao belli...
Ebbene…. Se c’è un “promettente” film  in uscita, un videogioco che vende bene o un fumetto attualmente di successo.... è ufficiale, parla di ZOMBIE.

Andate al cinema? Spicca World War Z, l’apocalisse di zombie… o qualche mese fa Warm Bodies, forse l'unico lungometraggio che voleva lanciare un sexy zombie per far “delirare” le teen ager (come solo il vampiro Pattinson sapeva fare) .
Anche i telefilm si son dovuti adeguare… The Walking Dead parla di zombie... e incassa un sacco di soldi (compreso il fumetto della suddetta serie, che nonostante la crisi dell’editoria vende benone).
Ah ovviamente di Walking Dead ci sono pure i videogiochi, tanto per cambiare.

Ma andiamo di fretta dalle parti dei videogiochi, dove c’è proprio un’invasione di titoli dedicati al "tipo di mostro più cretino": The Last of Us, Lollipop Chainsaw, Dead Rising(serie), Dead Island (serie) e la sempreverde saga di Resident Evil (fra tutti quella che tollero di più), forse la “colpevole” di avere lanciato la moda del morto che cammina nei videogames.

Ok lo ammetto…. Sono di parte: gli zombie mi stanno sul caz.zo.

venerdì 24 maggio 2013

TROFEI e OBIETTIVI: trovata geniale o boiata colossale?

Ebbene si… questa generazione molto “magna magna” (fra patch, DLC, edizioni spilla soldi) , si è contraddistinta anche per una feature che ha cambiato (in peggio) il modo di videogiocare di molti...

Obiettivi e trofei


Appena abbiam provato per la prima volta la nostra console "next gen" (ormai non più next), è capitato a tutti di leggere (una volta fatto qualcosa di “significativo” …tipo essersi vestiti da Batman ) degli insulsi messaggini bippanti del tipo: “io sono Batman!” oppure “figlio di Sparda!”…oppure “maestro di combo!”….che uno si domanda, “che cappero voglionol dire”?
Infatti, dopo il primo sconcerto…si scopre che questi messaggini, sbloccano delle iconcine che ci fanno balenare il “progredire” verso qualcosa…cosa? Forse la fine del gioco, oppure che stiamo facendo qualcosa di figo…mah.

Fin qui non ci sarebbe niente di male… se non il fatto che fondamentalmente, molti di questi trofei\obiettivi non portano ad una sega, se non a mostrare ad altri(e a noi) che abbiamo fatto inutilmente ore e ore di gioco per non vedere nulla di nuovo.


Perché è così…

martedì 14 maggio 2013

PICCHIADURO: i luoghi comuni da sfatare


Ebbene, da ieri a questa parte, il genere denominato “picchiaduro” ha sempre avuto molteplici estimatori, haters e anche molte incomprensioni da ogni lato, che hanno generato luoghi comuni parecchio scomodi (e anche parecchio idioti) nel corso degli anni.
Vedo di sfatarli nei limiti del possibile, anche se ci sarà sempre qualche becero che vive di dicerie e di congetture generalizzate (bisogna metterlo in conto).

Partiamo.

1) I picchiaduro non hanno né trama né universo narrativo e i personaggi sono solo un pretesto.


Bella cazzata..
Alcune saghe ancora attive come Mortal Kombat e in parte anche Soul Calibur (ma per correttezza si potrebbe pure allungare la lista con Tekken, certi titoli della SNK o della Ark System -per quanto mi stiano sulle balle-), questi elementi li hanno sempre avuti e anche ben fatti oggettivamente. Saghe picchiaduristiche come il già citato Mortal Kombat, hanno storie e universi complessissimi, da far impallidire produzioni di diverso genere.

Ovviamente, altre saghe come Street Fighter (che però si rifà col carisma dei personaggi classici, inseriti in media di ogni tipo) o Virtua Fighter, potrebbero e potevano impegnarsi di più sotto quegli aspetti "artistici", ma non è che siccome ci sono più titoli di questo genere che hanno un background scarno (mai inesistente, chiariamo, solo scarno), allora devono andare di mezzo tutti gli appartenenti alla categoria "picchiaduro".

In fondo si sa che, usare individui di cui sai qualcosa, dove agiscono e perché fanno questo o quello, è diverso dall’usare fantocci poco interessanti di cui non sai nulla di nulla... Il picchiaduro quindi non è assolutamente da paragonare a FIFA o a titoli sportivi, perchè è in verità il metodo migliore per prendere il controllo di personaggi caratteristici appartenenti ad un universo narrativo preciso, solitamente espresso con schermate o filmati, ma anche attraverso qualche "arena" ben studiata; quindi la completezza è necessaria.

Fortunatamente, questo luogo comune che tutta la parte artistica dietro ad un picchiaduro è solo un pretesto alle "mazzate", è attivo non solo in certe cerchie di videogiocatori un po' ignoranti in materia, che hanno una visione "monca" del tema trattato (purtroppo, e sì che ce ne son tanti).