venerdì 4 aprile 2014

Canone RAI: la tassa più cretina e la petizione per abolirla...


 E rieccoci a parlare della tassa più cretina d'Italia: il Canone Rai.

Ogni anno è giusto parlarne per aprire gli occhi su questa legge truffaldina; sicuramente, avrete visto nei mesi scorsi i DEMENZIALI spot per far pagare il canone, spot (stupidi) con discreti effetti speciali e ovviamente un certo costo, un costo coperto con i soldi dei nostri pagamenti.

E come non dimenticare la pubblicità che va tutt'ora in onda: "Siate ritardatari, non evasori" ?
Da sbellicarsi a vedere tanta sfacciataggine, quindi, alla "mamma degli italiani" direi:

lunedì 6 gennaio 2014

Gamers competitivi: quando l'arte videoludica è distrutta dagli stessi videogiocatori


Apro una parentesi su questo scomodo argomento dopo essermi scontrato con una pessima mentalità che si insinua nel mondo dei videogames: la mentalità competitiva.

Ormai questo modo di approcciarsi al videogioco sta quasi ovunque, tolte le simulazioni sportive dove è accettabile (essendo appunto simulazioni sportive), in generi come lo “Sparatutto” o il “Picchiaduro”, la competitività sta andando troppo di moda, ofuscando il senso artistico e spensieratamente ludico di certe opere (perché così andrebbero chiamati i videogiochi: “opere d’arte interattiva”)

Il Gamer (termine nocivo perché vuol dire “giocatore” e, se il videogioco appunto è arte, il termine “giocatore” lo sminuisce a passatempo, o peggio… a “perditempo”; ammiccando  giocatore di slot, al giocatore d’azzardo... oppure al bambino che gioca coi giocattoli) vergognandosi dell’appellativo di bambinone che gli viene dato dal "popolino", cerca di dare un senso alla sua passione travisandola, facendola diventare uno pseudo sport; soprattutto passati i 23 anni… ma anche per darsi un certo tono passati i 15.
Perché è più “maturo” dire di videogiocare in modo tecnico, come se fosse un'attività semi sportiva con scopo preciso; è una cosa difficile, cervellotica, che richiede un folle allenamento; un po’ diverso dall’apprezzare un titolo non solo perché appagante da giocare, ma perché ti piace un po’ per il contesto, per i personaggi, per la grafica, ecc… insomma, per i suoi parametri artistici (dato che essendo il videogioco non riconosciuto solitamente come arte, passi per fesso se guardi anche questo al di fuori di un GDR). 
Non sto insultando chi si applica con queste cose, badate bene,  io sono il primo che ESIGE un buon gameplay, dato che passo ore a studiarmi le lise mosse\combo dei vari fighting games; ma il discorso è un altro.

Il giocatore competitivo distrugge l’arte videoludica… perché dà importanza SOLO ad aspetti meccanici che in parte abbassano questo tipo di estro.