mercoledì 15 marzo 2017

Parlatene bene o parlatene male, l'importante è che se ne parli !

Ok è ufficiale, ho un hater ;D !
Ma non un hater dei tanti che fa il commentino gne gne, un hater di quelli seri, che ti fanno pure i video (e che video!!!).

Costui si fa chiamare Zero (o Zer.o, o |zero|) e ha iniziato ad "interessarsi" ai miei scritti prima su IGN(oranti)Italia e ora su Fighting Side, Il forum italiano di picchiaduro (anche perchè è l'unico) dove regnava pace e prosperità. 
Regnava, fino all'arrivo del sottoscritto e poi di Zero.

Insomma, Batman ha il Joker (o viceversa), L'Uomo Ragno ha il Goblin (o viceversa)... E il Rapper Nero ha Zero (un tipo che, a detta sua, si usma lo scroto)... Vabè non sarà un gran che, ma si farà pure lui, perchè il carisma c'è.


Devo quindi ringraziare il mio Zero (o Zerino nell'intimità), che ha perso tempo -lui ne ha tanto- a fare sto video che fa veramente spaccare :D !
L'ho guardato tipo 20 volte e se lo sono pure gustato famigliari e amici ecc.ecc.ecc.ecc..


Contento anche per il paragone a Hitler... Che alla fine era un genio, del male, ma comunque un genio. Eh sì, perchè ancora se ne parla dopo quasi un secolo e, anche chi non sa un segone della Seconda Guerra Mondiale, lo conosce (per chi non avesse capito la battuta -ed alcuni da come mi han detto non l'hanno capita- preciso di non essere Hitleriano o nazi-simpatizzante).

Quindi, come diceva Oscar Wilde: "Parlatene bene o parlatene male, l'importante è che se ne parli ! "


Ora però voglio essere viziato con altri video!

8 commenti:

  1. Ma quale genio. Tu sei oramai lo zimbello del web. Un coglione che giustamente, tutti perculano senza ritegno alcuno :D

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    1. Per tutti intendi i super coglioni che non capiscono una sega, come te Boris?

      Del resto il genio è sempre incompreso e, soprattutto da quelli come te, negazionisti dell'intelligenza elementare, insomma, più sub dei sub sub normali :D .

      Adesso puoi andare come di consueto a cena, cioè sul tuo water, debitamente apparecchiato. A succhiarti il merdolino mentre ti seghi su un poster di Zero :D .
      Con amore.

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    1. Rispondi pure a tono, eh?

      PS: sono lo stesso che ti rompeva nel post sugli anime.

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  3. Spesso mi fermo a pensare, di come ti rivorrei accanto a me. Grazie di tutto, Libero Sorriso.

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  4. La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un sottoscala. La mobilia non poteva essere piú semplice: una seggiola cattiva, un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato. Nella parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso; ma il fuoco era dipinto, e accanto al fuoco c’era dipinta una pentola che bolliva allegramente e mandava fuori una nuvola di fumo, che pareva fumo davvero.

    Appena entrato in casa, Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino.

    — Che nome gli metterò? — disse fra sé e sé. — Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il piú ricco di loro chiedeva l’elemosina. —

    Quando ebbe trovato il nome al suo burattino, allora cominciò a lavorare a buono, e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi.



    Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accòrse che gli occhi si movevano e che lo guardavano fisso fisso.

    Geppetto, vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se n’ebbe quasi per male, e disse con accento risentito:

    — Occhiacci di legno, perché mi guardate? —

    Nessuno rispose.

    Allora, dopo gli occhi, gli fece il naso; ma il naso, appena fatto, cominciò a crescere: e cresci, cresci, cresci, diventò in pochi minuti un nasone che non finiva mai.

    Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo; ma piú lo ritagliava e lo scorciva, e piú quel naso impertinente diventava lungo.

    Dopo il naso gli fece la bocca.

    La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a ridere e a canzonarlo.

    — Smetti di ridere! — disse Geppetto impermalito; ma fu come dire al muro.

    — Smetti di ridere, ti ripeto! — urlò con voce minacciosa.

    Allora la bocca smesse di ridere, ma cacciò fuori tutta la lingua.

    Geppetto, per non guastare i fatti suoi, finse di non avvedersene, e continuò a lavorare. Dopo la bocca, gli fece il mento, poi il collo, poi le spalle, lo stomaco, le braccia e le mani.

    Appena finite le mani, Geppetto sentí portarsi via la parrucca dal capo. Si voltò in su e che cosa vide? Vide la sua parrucca gialla in mano del burattino.

    — Pinocchio!... rendimi subito la mia parrucca! —

    E Pinocchio, invece di rendergli la parrucca, se la messe in capo per sé, rimanendovi sotto mezzo affogato.

    A quel garbo insolente e derisorio, Geppetto si fece tristo e melanconico, come non era stato mai in vita sua: e voltandosi verso Pinocchio, gli disse:

    — Birba d’un figliuolo! Non sei ancora finito di fare, e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre! Male, ragazzo mio, male! —

    E si rasciugò una lacrima.

    Restavano sempre da fare le gambe e i piedi.

    Quando Geppetto ebbe finito di fargli i piedi, sentí arrivarsi un calcio sulla punta del naso.

    — Me lo merito! — disse allora fra sé. — Dovevo pensarci prima! Oramai è tardi! —

    Poi prese il burattino sotto le braccia e lo posò in terra, sul pavimento della stanza, per farlo camminare.

    Pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi, e Geppetto lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro l’altro.

    Quando le gambe gli si furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché, infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dètte a scappare.

    E il povero Geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere, perché quel birichino di Pinocchio andava a salti come una lepre, e battendo i suoi piedi di legno sul lastrico della strada, faceva un fracasso, come venti paia di zoccoli da contadini.

    — Piglialo! piglialo! — urlava Geppetto; ma la gente che era per la via, vedendo questo burattino di legno, che correva come un barbero, si fermava incantata a guardarlo, e rideva, rideva e rideva, da non poterselo figurare.


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